Il 24 gennaio 2026 il campo sportivo di Calcara porterà ufficialmente il nome di Cesare Ferri, per tutti “Speggio”. Una scelta fortemente voluta dalla società sportiva Calcara Samoggia per rendere omaggio a una figura che ha segnato in modo profondo la storia sportiva e sociale del paese.
A ricordarlo è Claudio Lipparini, presidente della società, che lo ha conosciuto da vicino: «Era una persona apparentemente rude, ma in fondo la più buona che ci fosse». Un carattere schietto, diretto, dietro al quale si nascondeva una grande generosità. Ferri non era solo un uomo di sport: fuori dal campo si spendeva per gli altri, aiutava quando c’era bisogno ed era donatore Avis, sempre presente per Calcara e per la sua gente.
Dal punto di vista formale, Speggio ha ricoperto diversi incarichi all’interno della società – presidente, vicepresidente e altre funzioni – ma, come sottolinea Lipparini, la sua vera forza andava ben oltre i ruoli burocratici. «Era quello che teneva dietro a tutto. Il campo sportivo era la sua casa: gestiva l’impianto, la società, la squadra. Faceva tutto lui». Anche quando chiedeva una mano, alla fine era sempre lui a occuparsi di ogni dettaglio, con una dedizione totale e instancabile.
Per il Calcara Samoggia e per l’intera comunità, Ferri rappresentava un punto di riferimento assoluto. «Tutto quello che oggi abbiamo – spiega il presidente – è stato costruito prima che arrivassi io, dall’88 in poi, ma lui c’era già da prima. Tutti riconoscevano Speggio come il simbolo di Calcara, la persona a cui rivolgersi per le questioni sportive e non solo».
Un simbolo, dunque, che ha preferito per tutta la vita restare lontano dai riflettori. Lipparini sorride immaginando la sua reazione: «Secondo me avrebbe detto: “Ma cosa state facendo?”. Non avrebbe voluto questo tipo di riconoscimento. Preferiva stare un passo indietro, anche se in realtà era sempre molto avanti». Eppure, conclude, «Sono sicuro che alla fine ne avrebbe avuto piacere».
L’intitolazione del campo sportivo a Cesare “Speggio” Ferri è quindi un atto dovuto, un riconoscimento collettivo a chi ha dato tutto sé stesso senza mai chiedere nulla in cambio. Un nome che resterà inciso non solo sull’ingresso dell’impianto, ma nella memoria di Calcara e nella sua storia sportiva e umana.
